Festa della Santa Famiglia

Cattedrale, 29 dicembre 2002
29-12-2002

‘Il Signore nostro è fedele al suo patto’.

1. Nel salmo responsoriale abbiamo contemplato la fedeltà di Dio nel suo amore per noi, rivelatosi pienamente in Cristo e nell’amore di Cristo per la Chiesa.
Questo amore, voi sposi cristiani, siete chiamati ad incarnare nella vostra vita in forza della grazia del sacramento del matrimonio, che ha fatto di voi i segni visibili dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo per la Chiesa.

2. L’amore di Dio è amore preveniente. Dio ci ha amati per primo, ‘In questo sta l’amore ‘ ci ha detto S. Giovanni ‘ Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi’ (1Gv 4,10). Anche voi, sposi cristiani, dovete vicendevolmente gareggiare nell’amarvi per primi.

3. L’amore di Dio è amore gratuito, disinteressato. Dio non ci ama per quello che possiamo dargli (purtroppo tanto spesso lo ricambiamo solo col peccato), ma per quello che siamo, e prima ancora per quello che egli è. E ‘Dio è amore’, ci ha detto S. Giovanni (1Gv 4,7), amore di donazione. Anche il vostro amore coniugale deve essere amore di donazione e perciò gratuito e disinteressato. E questo va particolarmente sottolineato in un contesto socio-culturale sempre più pervaso da spinte individualistiche ed egoistiche, per cui il valore della gratuità è sempre meno conosciuto, apprezzato e vissuto, a danno soprattutto della compagine familiare.

4. L’amore di Dio è un amore totale. In Cristo Dio si è donato totalmente all’umanità senza riserve, sino al sacrificio del suo Figlio, che ha dato la vita per noi ‘come vittima di espiazione per i nostri peccati’ (1Gv 4,10). Totale deve essere anche il vostro amore, donandovi vicendevolmente, anima e corpo, senza riserve, in modo da essere fisicamente e spiritualmente un corpo solo e un’anima sola, nei giorni della gioia e soprattutto in quelli immancabili della prova e della sofferenza.

5. L’amore di Dio è un amore sempre fedele. Anche quando noi siamo infedeli, egli risponde con la misericordia e il perdono. E come ‘testimone fedele e misericordioso’ è presentato Gesù nel Nuovo Testamento (Eb ).
Anche il vostro amore sponsale è per sua natura fedele, e tale deve restare, pure quando uno dei due dovesse venir meno a questa esigenza fondamentale dell’autentico amore.
Ma oggi, purtroppo, cresce il numero di coniugi, soprattutto donne, abbandonati dai propri partners. La Chiesa li guarda con particolare attenzione materna e li addita all’ammirazione della comunità quando restano fedeli al patto d’amore suggellato dal sacramento.

6. L’amore di Dio è amore irreversibile, che non torna indietro. Dio ci ama per sempre perché in modo indissolubile si è unito in Cristo all’umanità, ed eterna è l’alleanza che egli ha stretto con essa. Per questo, indissolubile ha voluto il matrimonio. Gesù, infatti, dopo aver richiamato il progetto di Dio sul matrimonio: ‘Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne’ (Gen 1,27), ha aggiunto: ‘Quello dunque che Dio ha congiunto l’uomo non lo separi’ (Mt 19,1).
Quindi nessuno, né i coniugi, né la Chiesa, né lo Stato possono permettere o legittimare il divorzio, che Gesù ha condannato come un male sociale. Ed è questa la ragione per cui la Chiesa, pur trattando con grande amore materno e rispetto i divorziati risposati, che restano comunque sempre suoi figli e membri anche attivi della comunità cristiana (non sono, infatti, scomunicati), non può, tuttavia,assolverli nel sacramento della Riconciliazione e ammetterli alla Mensa eucaristica. ‘Sono essi ‘ precisa il Papa ‘ a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia’ (FC, 84).

7. L’amore di Dio è fonte della vita e soprattutto della vita umana. Dio avrebbe potuto creare tutti gli uomini e tutte le donne direttamente, come fece con i nostri progenitori, Adamo ed Eva. Invece, ha voluto la collaborazione dell’uomo e della donna. Ha comandato, infatti, agli stessi nostri progenitori: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra’ (Gn 2,28).
Quindi anche l’amore coniugale, carissimi sposi, deve essere sempre aperto alla vita. E la collaborazione con Dio nella incessante azione creatrice della vita, attraverso il corretto e dignitoso esercizio della grande dono della sessualità, deve essere attuata con grande senso di responsabilità umana e cristiana contro i rischi e le tentazioni dell’egoismo, che si manifesta non solo quando si impedisce il fiorire della vita mediante la contraccezione e soprattutto quando la si uccide nel seno materno mediante l’aborto, ma anche quando la si vuole a tutti i costi, perfino con le più immorali tecniche dell’ingegneria genetica, in una età nella quale si può essere nonne più che mamme, con grave pregiudizio dei figli, i cui diritti non possono mai essere misconosciuti o conculcati. Per non parlare della ‘clonazione’ degli esseri umani: un’operazione mostruosa, immorale e disumana dalle imprevedibili conseguenze antropologiche e sociali. Non tutto quello che tecnicamente è fattibile, è per questo moralmente lecito e socialmente utile, tanto più quando ci sono motivate riserve scientifiche. Occorre, pertanto, una saggia e adeguata legislazione, che anche in Italia non si può ulteriormente ritardare, per impedire la sperimentazione e la proliferazione di simili orrori.

8. L’amore di Dio, infine, è un amore che attraverso la Rivelazione dialoga con l’uomo e lo educa ai veri valori della vita. Anche l’amore coniugale non si limita all’eccelso compito della procreazione, ma si estende a quello educativo, che ne è come il prolungamento e il completamento, con l’aiuto della Parrocchia e della scuola.
Oggi più che mai i figli hanno bisogno dell’esempio e del dialogo da parte dei genitori per sottrarsi più agevolmente sia alle aggressioni di una falsa cultura materialista, consumista, edonista, che privilegia l’avere sull’essere oscurando ogni riferimento a Dio e alle indispensabili esigenze della vita morale, e sia a quelle ancora più gravi delle violenze sociali, fisiche e soprattutto sessuali, spaventosamente in crescita in tutto il mondo: si pensi alla vergognosa piaga della pedofilia, contro la quale da anni non ci stanchiamo di alzare la voce di condanna e di invitare alla vigilanza genitori ed educatori.

9. Assunto e santificato dall’amore di Dio, il matrimonio è il fondamento della famiglia come comunità di amore e di vita.
Tale, carissimi, deve essere la vostra famiglia, fondata non sulla sabbia delle false e passeggere ideologie umane che pretendono di assimilare alla famiglia qualsiasi unione di fatto, anche le più innaturali, ma sulla parola di Dio che resta in eterno, e dà la capacità di resistere alle intemperie e alle difficoltà della vita.
Ne sono una prova encomiabile le coppie di coniugi qui presenti, che nel 2002 hanno celebrato il Matrimonio o celebreranno il 25° e il 50° di matrimonio.
Noi esprimiamo loro l’augurio più affettuoso di una vita lunga e in buona salute e li ringraziamo per la testimonianza di fedeltà al dono ricevuto che essi offrono alle nuove generazioni.
Quando l’amore è vero, non viene mai meno e non si stanca mai: non dura solo alcuni anni ma per tutta la vita.

10. Fondata sul matrimonio, la famiglia cristiana è come una piccola Chiesa. ‘Chiesa domestica’ è chiamata dal Concilio. Come prima e fondamentale cellula della Chiesa universale e particolare, essa è una comunità di fede, di culto e di amore.
Comunità di fede, la famiglia è il luogo primario dell’educazione alla fede, mediante la lettura in casa della parola di Dio e la catechesi, integrata da quella parrocchiale, in modo da assicurare ai figli, in un cammino di fede e nell’età stabilita della Chiesa, i tre sacramenti della iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucaristia. Per questo non manchi in casa la Sacra Bibbia. Leggetene ogni giorno un brano, a cominciare dai Vangeli.

Comunità di culto, la famiglia è il santuario domestico, dove la preghiera fatta in comune, genitori e figli, ha come contenuto originale la stessa vita familiare con le sue gioie e i suoi dolori. La preghiera vi aiuterà a fare della vostra vita coniugale e familiare un culto spirituale gradito a Dio, da unire al sacrificio di Cristo partecipando ogni domenica, come oggi, alla Messa. Il sacrificio eucaristico, che celebra la nuova ed eterna alleanza del Signore, celebra e rende sempre più salda anche la vostra alleanza sponsale. Promettete oggi al Signore di non venir mai meno a questo incontro con lui, memori che la prima mensa, alla quale avete partecipato come sposi, è stata la Mensa eucaristica e il primo cibo e la prima bevanda, che avete preso come sposi, sono il Corpo e il Sangue del Signore.
Comunità di amore, la famiglia cristiana, deve essere un segno credibile dell’amore di Dio, vivendo al proprio interno nella concordia e nella pace e testimoniando all’esterno, nella comunità cristiana e nella società umana, la carità di Cristo, mettendosi a servizio degli altri, e soprattutto dei malati, dei poveri, degli ultimi con i quali il Signore ha voluto identificarsi. A tal fine è bene evitare ogni sperpero in occasione del Matrimonio, del Battesimo, della Cresima e della Prima Comunione, e devolvere almeno una parte dei risparmi per aiutare i poveri, che anche da noi sono tanti.

11. La festa della Santa Famiglia si colloca quest’anno nel clima spirituale e mariano dell’Anno del Rosario, che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha indetto con la riconsegna di questa preghiera che ha illustrato in una bellissima lettera apostolica, da me sintetizzata nella lettera pastorale per l’Avvento: Riscopriamo il Santo Rosario.
Avrò la gioia di donare ad ogni coppia sia la lettera pastorale sia la corona del Santo Rosario, con l’invito a far tornare nelle vostre famiglie questa preghiera tanto cara alla Vergine Santa, che ci introduce nell’intimità della Famiglia di Nazareth vero modello di vita (Colletta) e ci aiuta a modellare ad essa le nostre famiglie.
‘Il Rosario ‘ scrive il Papa ‘ è da sempre preghiera della famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera. La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per sua antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per socializzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio’ (RVM, n. 41).
Con questo auspicio, avvalorato dalla benedizione del Signore, dico a tutti: ‘Auguri di lunga vita e di felicità, nella fedeltà, nella concordia, nell’amore e nella pace. Amen.