Ordinazione Diaconale

Parrocchia Maria SS. Madre della Misericordi
21-10-2012

    1. In queste domeniche del tempo ordinario, la Chiesa ci fa ascoltare la sezione centrale del Vangelo di Marco (i capp. 8-10), che presenta come tema dominante quello della sequela di Gesù.
    È la sequela fisica dei discepoli che, insieme con il Maestro, si dirigono verso Gerusalemme. Ma è anche e soprattutto la sequela esistenziale di un lento percorso di comprensione e maturazione: lungo il cammino, Gesù, per ben tre volte annuncia la sua passione, morte e risurrezione finale, e per tre volte, di fronte all’incomprensione dei suoi discepoli, è costretto ad offrire loro un insegnamento fondamentale sull’accoglienza delle logiche nuove del Regno.
    La richiesta di Giacomo e Giovanni, ascoltata questa sera, si pone immediatamente dopo il terzo degli annunci della passione: ‘Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo’ Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra‘.
    Fisicamente, i due figli di Zebedeo vanno insieme con Gesù verso Gerusalemme, ma nel profondo del loro cuore non hanno ancora compreso quale sia la vera meta del Maestro, cioè il dono totale di se stesso per amore. Le loro logiche, i loro desideri, le loro parole si allontano dall’insegnamento di Gesù, ed emerge con insistenza una domanda sulla propria personale affermazione, sul potere da ottenere e mostrare agli altri, sulla sicurezza da acquisire come premio: la richiesta del posto a destra e a sinistra, nella gloria.
Non si accorgono che stanno pericolosamente strumentalizzando il Signore: quando l’obiettivo è la sua ‘destra’ o la sua ‘sinistra’, al posto di un ‘camminare’ impegnativo c’è un ‘sedersi’ comodo e sterile.

    2.Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?‘ Gesù, riconoscendo con delicatezza che la loro domanda dice una domanda più profonda di pienezza di vita, li rinvia subito al battesimo della Pasqua che egli stesso accoglierà come volontà del Padre.
    E afferma che per entrare nella Vita, nella comunità dei discepoli la domanda che ha diritto di cittadinanza non può essere quella sul posto d’onore, ma sulla risposta d’amore. La domanda sulla propria autoaffermazione, sulle logiche di potenza e di prestigio, porta alla conquista personale. Invece il battesimo della Pasqua è dominato unicamente dal dono di sé per amore.
    Solo entro questa logica della totale donazione, e dell’offerta generosa della vita, starà il premio di una fecondità inaudita e speciale, già profetizzata da Isaia per il Servo Sofferente: ‘Quando offrirà se stesso’ vedrà una discendenza, vivrà a lungo’ Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti‘.

    3. Con il suo dono smisurato e gratuito, il Figlio di Dio ha realmente edificato qualcosa di nuovo: la Chiesa, che nasce dalla sua vita offerta sulla Croce. È nella Chiesa che Gesù Cristo ‘vede una discendenza‘, e ‘continua a vivere‘ con la sua presenza.
    La Chiesa, dunque, nasce dal basso della donazione, dalla kenosis del Verbo di Dio che si fa carne e che muore e risorge per liberarci dalla schiavitù del peccato e della morte e farci nuove creature: ‘Il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità‘.
    Ed ogni volta che nella Chiesa emerge, tristemente e scandalosamente, la domanda sui posti a destra o a sinistra, come pure la fragilità di tante sue componenti umane e di tanti suoi uomini di ricercare carrierismi e visibilità, onori e comodità, la Chiesa viene sfigurata, trasformata in una associazione meritocratica, e corrosa lentamente ‘dal di dentro‘.

    4.Tra voi però non è così‘. Per questo Gesù chiama i Dodici, e insegna a loro ‘ e insegna anche a noi ‘ una logica diversa, quella della diaconia: ‘Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore (cioè diacono), e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti‘.
    Tra noi, per noi, Gesù ha pensato a qualcosa di assolutamente antinomico rispetto alle logiche del mondo. Ci ha pensato ‘luce del mondo‘, ‘sale della terra‘, ‘lievito che fa fermentare tutta la pasta‘ solo a patto che sposiamo la logica del servizio, nella carità reciproca.
    Questo non lo ha dimostrato teoricamente. Ha dato un esempio che si fa esigente proposta per tutti: ‘Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti‘.

    5. Di questo esempio, di questa proposta così esigente e assolutamente fuori da logiche mondane di prevaricazioni, stasera, il nostro fratello Mario diviene icona sacramentale: viene ordinato diacono, per dire con la sua vita quel ‘tra voi però non è così‘, con tutta quella forza scomoda e pungente di quel ‘però‘ che identifica la Chiesa e la mette al servizio degli uomini.
    Attraverso il tuo diaconato, carissimo Mario, il Signore ci ricorderà continuamente ed insistentemente la diaconia di tutta la Chiesa, fondata sul suo esempio: ‘perché come ho fatto io facciate anche voi‘. Quella novità dell’essere uomini e donne credenti di cui, mercoledì scorso, ha parlato il Santo Padre Benedetto XVI, nella prima delle Udienze Generali dedicate alla fede: ‘La fede afferma che non c’è vera umanità se non nei luoghi, nei gesti, nei tempi e nelle forme in cui l’uomo è animato dall’amore che viene da Dio, si esprime come dono, si manifesta in relazioni ricche di amore, di compassione, di attenzione e di servizio disinteressato verso l’altro‘ (Udienza generale del 17 ottobre 2012).
    Su di te, caro Mario, tra poco, invocherò, mediante l’antico gesto dell’imposizioni delle mani e la preghiera di consacrazione, il dono dello Spirito Santo, perché ti conformi a Gesù Cristo, Servo, nell’essere autore e modello di queste relazioni nuove di cui parla Benedetto XVI, relazioni che incontrano gli altri nelle loro difficoltà e in tutti i generi di povertà, spirituale e materiale.
    La tua diaconia nella Parola, nella liturgia e nella carità, non sia mai meramente funzionale! Sia visibile nell’essere prima ancora che nel fare! Per questo pregheremo affinchè lo Spirito Santo prenda totalmente possesso della tua vita, perché con la sua forza tu possa seguire il Maestro nella via della santità personale, e contribuire alla divina opera di edificazione della Chiesa come popolo regale ‘varia e molteplice nei suoi carismi, articolata e compatta nelle sue membra‘ (cf. Preghiera di ordinazione dei diaconi).

    6. Questa logica della diaconia, del servizio ai più piccoli e ai poveri, dell’accostarsi all’uomo nella molteplicità dei suoi bisogni, è stata la logica che ha animato il Venerabile Padre Pino Puglisi, la cui beatificazione è ormai prossima.
    Oggi lo sentiamo particolarmente vicino, dal momento che in questa data ricorre l’anniversario del suo Battesimo, sacramento che lo innestò nel Corpo Mistico di Cristo. Il suo martirio in odium fidei non è stato altro che estrema conseguenza di quella fede battesimale a lui donata, che, coltivata, si è incarnata nella carità e si è compiuta in un servizio pieno e generoso ai fratelli, per la costruzione autentica, passo dopo passo, gesto dopo gesto, del Regno di Dio in mezzo agli uomini.
    L’esempio di don Pino viene consegnato particolarmente a te, caro Mario, perché come lui tu creda fino in fondo a questa Chiesa edificata dalla carità e nella carità, e perché il tuo servizio sia umile e silenzioso, ma efficace e generoso, in comunione con il tuo Vescovo e con tutta la Comunità diocesana che oggi ti accoglie.

    7. Carissimo Mario! Dinanzi a questa speciale consacrazione della tua vita a Cristo Servo e alla Chiesa che dal suo servizio nasce e si edifica, certamente avvertirai tutta la tua fragilità e la tua inadeguatezza.
    Ti conforti la Parola ascoltata oggi dalla Lettera agli Ebrei, che ci esorta a mantenere ‘ferma la professione della fede‘ perché ‘non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato’.
    Questa tua piccolezza si renderà particolarmente manifesta quando invocheremo i Santi, e in comunione con la Chiesa del Cielo pregheremo per te e per tutto il Corpo mistico, e tu sarai prostrato davanti all’altare in segno di donazione totale e di fiducioso abbandono.
    Senti in quel momento l’accompagnamento della tua famiglia che ti ha educato, di questa comunità parrocchiale nella quale sei cresciuto nella vita di fede e nella testimonianza, dell’Azione Cattolica che ti ha formato, dei sacerdoti che hanno custodito i tuoi passi, dei tuoi parroci dei tuoi superiori in Seminario, dei compagni e di quanti hai conosciuto nel tuo cammino. E senti soprattutto la vicinanza dei tuoi confratelli nel diaconato e nel presbiterato, e di me, Pastore di questa Chiesa, e del mio Ausiliare Mons. Carmelo, che, guardandoti, ci riempiamo il cuore di speranza.
    Rimani ‘ te ne prego ‘ rimani sempre sotto il Manto di Maria SS. Madre della Misericordia, che il dipinto che campeggia in questa Chiesa mostra come protettrice in aiuto a tutti coloro che la invocano nel bisogno, perché il tuo servizio sia connotato dal suo amabilissimo tratto, e custodito dalla sua tenerezza di Madre.