381° FESTINO DI SANTA ROSALIA

13-07-2005
1. L’invito che Gesù ci rivolge ogni anno nella festa di S. Rosalia con la parabola delle dieci Vergini in attesa dello sposo con le lampade accese, in questo luogo, che è come il cuore di Palermo, ci richiama ogni volta all’impegno di costruire la città terrestre senza dimenticare la città celeste, che è il traguardo definitivo del nostro cammino nella storia.
    S. Rosalia ci sollecita a costruire incessantemente, senza mai stancarci, anche nella nostra Città ‘un mondo più giusto e fraterno, dove ogni uomo trovi un posto conveniente alla sua dignità, per attuare la propria vocazione e contribuire al progresso di tutti’, come si esprime la Liturgia della Chiesa in una stupenda preghiera del Messale.
    La costruzione di un mondo nuovo, più giusto e fraterno, è il sogno, ma anche il dovere di tutti. È opera dell’uomo, ma risponde al disegno di Dio creatore, e non può realizzarsi compiutamente senza il sostegno del suo previdente e provvidente amore.
    Ce lo ha ricordato il salmista con un’affermazione che stronca l’arroganza dell’assolutismo dell’uomo sganciato da Dio, dell’uomo che si illude di poter costruire il suo futuro senza o, peggio, contro Dio, dell’uomo che presume di prendere il posto di Dio, persino riguardo alle sorgenti della vita: ‘Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori’ (Sal 126,1).
    Il senso di questa affermazione è stato precisato da Gesù quando ha detto: ‘Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta’ (Mt 6,33). Non si costruisce la Città dell’uomo, veramente degna dell’uomo, se non fondandola su autentici valori religiosi e morali.

2. D’altra parte, la visione trascendente della vita dell’uomo, non circoscritta nel presente e negli angusti confini dell’esistenza terrena, ma protesa verso l’eternità del Regno di Dio nella prospettiva dei ‘cieli nuovi’ e della ‘terra nuova’ (cf Ap 2,1), non solo non indebolisce, ma piuttosto stimola il senso di responsabilità verso la terra presente, motiva l’impegno nella costruzione della città terrena e rafforza il compito ‘di contribuire con la luce del Vangelo alla edificazione di un mondo a misura d’uomo e pienamente rispondente al disegno di Dio’ (EdE, 20).
    Per questo, Gesù ci ha insegnato a chiedere al Padre l’avvento del suo Regno, ‘Venga il tuo Regno’ (Mt 6,10), e ha promesso la sua indefettibile presenza in mezzo a noi: ‘Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo’ (Mt 28,20). È una promessa, che apre il cuore alla speranza anche nelle fasi più oscure della storia umana, ma che esige la nostra collaborazione, consapevole, convinta, generosa.

3. Una delle principali forme della collaborazione con Dio nella costruzione di un mondo più degno dell’uomo è quella del lavoro.
    Nell’enciclica Laborem exercens, l’amatissimo Papa Giovanni Paolo II ha illustrato il ‘Vangelo del lavoro’, inteso, il lavoro, come ogni opera compiuta dall’uomo ‘non solo per procurarsi il pane quotidiano, ma anche per contribuire al progresso della scienza e della tecnica e soprattutto all’incessante elevazione culturale e morale della società in cui vive in comunità con i propri fratelli’ (n. 1).
    Il Vangelo del lavoro è Gesù stesso: per quello che ha detto e per quello che ha fatto.
    Facendosi uomo, il Figlio di Dio si è presentato alla storia come un lavoratore. Lo ha fatto non solo per affermare la dignità del lavoro umano, ma anche, e di conseguenza, per presentare il lavoratore come collaboratore di Dio Creatore e Redentore.

4. Contro una concezione materialistica ed economicistica del lavoro, inteso come una specie di merce che il lavoratore vende al datore di lavoro, per cui l’uomo viene trattato come uno strumento di produzione, il Vangelo del lavoro afferma che l’uomo, l’uomo solo, indipendentemente dal lavoro che compie, deve essere trattato come suo vero artefice e creatore. E questa concezione dovrebbe trovare un posto centrale in tutta la sfera della politica sociale ed economica.
    Si comprende meglio così il valore antropologico del lavoro. Questo è un bene dell’uomo, è un bene della sua umanità, perché mediante il lavoro egli non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo e anzi, in un certo senso, diventa più uomo.
    Conseguentemente si comprende in tutta la sua gravità il dramma della disoccupazione, che in Sicilia diventa, se già non lo è, una calamità sociale: registra un tasso che è il più elevato tra le regioni meridionali e più che doppio rispetto alla media nazionale, il 13,8%, che sale al 23,7%, se riferito alla disoccupazione femminile.
    Per questo S. Rosalia, ancora una volta, chiede a tutti, ai legislatori, agli amministratori, alle forze imprenditoriali, commerciali, finanziarie e sindacali, un’azione convergente, unitaria, concorde, concreta e non più dilazionabile, perché si vinca questo dramma, che non solo impedisce lo sviluppo e paralizza il futuro della Sicilia, non solo favorisce l’esodo di tanti siciliani (dal 1988 al 2002 ben 472.774, per metà giovani e il 6,7% laureati), non solo impedisce di formare o mantenere una famiglia, ma costituisce il terreno più fertile per la manovalanza della malavita organizzata, soprattutto mafiosa, la quale può essere tanto più efficacemente estirpata quanto più si assicura il lavoro a chi lo ha perduto e a chi lo cerca invano. E certamente il lavoro nero, sia dal punto di vista morale sia dal punto di vista sociale, non è una soluzione. Favorisce l’illegalità che, al contrario, va combattuta, come la mafia, con una più convinta convincente educazione alla legalità. Ogni lodevole iniziativa che l’Amministrazione cerca di attuare per assicurare il lavoro si porti a compimento.

5. Ma S. Rosalia si rivolge anche ai lavoratori. Li invita a considerarsi ed essere collaboratori di Dio Creatore, per la realizzazione del suo piano provvidenziale nella storia, e collaboratori di Dio Redentore, in quanto, col lavoro, partecipano all’incessante opera di salvezza dell’umanità che Gesù, il lavoratore per antonomasia, ha operato anche attraverso il lavoro. Lavorando con mani d’uomo, egli ha riscattato il lavoro dall’antica maledizione e ne ha fatto uno strumento di salvezza e di santificazione.
    Sopportando la fatica del lavoro in unione con lui Crocifisso e Risorto e offrendola a Dio, specialmente durante la Messa domenicale, i lavoratori non solo santificano se stessi, ma collaborano con Cristo alla santificazione degli altri.
    Ciò significa che il lavoro deve essere compiuto come una missione affidata da Dio, e quindi con spirito di fede, con competenza professionale, con onestà morale, con amore verso il prossimo, con apertura alla più ampia solidarietà, senza chiusure e senza egoismi, senza assenteismi e senza inganni.
Questo vale per tutti i lavoratori, qualunque sia la professione che esercitano: tutti siamo impegnati a costruire la Città dell’uomo secondo il disegno di Dio, con quello spirito di servizio umile e generoso che Gesù volle manifestare e insegnare, quando istituì l’Eucaristia attraverso il segno della lavanda dei piedi. In questo Anno dell’Eucaristia è opportuno ricordarlo.

6. Mi pare, tuttavia, doveroso sottolineare lo specifico compito di quanti si dedicano più direttamente all’azione politica e amministrativa nella costruzione della Città dell’uomo, a servizio del bene comune, il quale è la vera e suprema ragione che la esige, la giustifica e la nobiltà, come un’alta missione civile e sociale, degna di stima e di rispetto.
    Al bene comune, pertanto, devono tendere le leggi, per tutelarlo e promuoverlo. A esso devono costantemente riferirsi quanti servono il popolo, nella convinzione che la costruzione stabile di una convivenza sociale, pacifica, serena, gioiosa, ha come fondamento ineludibile e insostituibile la giustizia distributiva, intesa come doveroso e imparziale riconoscimento dei diritti dei cittadini e mai come arbitraria e interessata distribuzione di favori, fosse anche per semplice amicizia, tanto meno per avvilente clientelismo o calcolo elettorale. E come per tutti i lavoratori così anche gli eletti del popolo ad ogni livello la presenza alle assemblee consiliari è un dovere morale di fedeltà al mandato ricevuto e di esemplare testimonianza di senso civico e di effettivo amore alla Città. Per questo l’assenteismo non giustificato è un peccato di omissione e gli elettori dovrebbero tenerne conto al momento del voto.

7. Il bene comune è pienamente realizzato solo quando tutti i cittadini, ma specialmente quelli che non hanno voce, sono sicuri dei loro diritti.
    Come risulta dal Rapporto delle povertà in Sicilia ‘Fragilità sociale e mancato sviluppo’, presentato recentemente dalla Caritas siciliana, anche nella nostra Città cresce il numero dei poveri.
    Santa Rosalia, che abbandonò lo sfarzo della Reggia e donò tutti i suoi beni ai poveri per vivere in povertà e penitenza sul Montepellegrino, esorta a privilegiare la promozione delle politiche sociali, tagliando le spese su altre istanze meno essenziali.
    È doveroso, comunque, riconoscere, – come risulta dalla documentazione della Caritas Diocesana, – che il ‘Comune non manca di dare significative risposte alle molte richieste dei cittadini maggiormente in difficoltà: la spesa sostenuta annualmente a favore dei ceti più deboli lo testimonia in modo chiaro. Lo stesso sostegno ad alcune presenze di carità della nostra Città trova nel Comune un attento interlocutore. Non sempre però si riscontra che l’accesso ai servizi sociali territoriali da parte delle persone più indigenti riesce ad avere pronto ed adeguato ascolto ai loro bisogni, sia per motivi di organizzazione della rete dei servizi stessi, sia per la capacità di dare risposte adeguate secondo gli stessi regolamenti di assistenza comunale, sia per l’insufficienza dei fondi nel bilancio comunale rispetto alla crescita delle famiglie indigenti’. Sono certo che se ne prenderà atto.

8. Un ultima considerazione: i lavoratori hanno diritto anche al riposo. La Domenica, giorno di Dio creatore e del Signore risorto, è anche il giorno dell’uomo, il giorno della famiglia, il giorno del riposo, ed esige il rispetto di questo diritto.
    Da qui scaturisce ‘ come ricordava Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Dies Domini – un duplice dovere da parte dei cristiani. Quello di adoperarsi perché, anche nelle circostanze speciali del nostro tempo, ‘la legislazione civile tenga conto del loro dovere di santificare la Domenica’. E quello di organizzare il riposo domenicale in modo che sia loro possibile partecipare all’Eucaristia, astenendosi dai lavori e affari incompatibili con la santificazione del giorno del Signore, con la sua tipica gioia e col necessario riposo dello spirito e del corpo’ (n. 67).
    Assicurare il lavoro ai disoccupati e il riposo festivo ai lavoratori. È questo uno dei principali traguardi sociali che S. Rosalia non si stanca di additare agli Amministratori della sua amata Città, perché la sua festa sia festa di tutti i Palermitani, che alla ‘Santuzza’ si affidano con la fede del passato, con le attese del presente, con la speranza del futuro.