Ordinazione Presbiterale

28-06-2005

1. Ancora una volta il Signore Gesù, unico Sommo ed Eterno Sacerdote della Nuova Alleanza, mi dona la gioia e la grazia, nel 52° anniversario della mia ordinazione presbiterale, di ordinare presbiteri sei figli della Santa Chiesa di Palermo, sua sposa amatissima, che da oltre nove anni egli ha affidato alla mia responsabilità pastorale e che da parte mia mi sforzo di servire con amore.
    Ringraziamo in ginocchio il Signore che rende sempre più feconda la nostra Chiesa con la generazione di nuovi presbiteri, anche se crescono le necessità delle nostre parrocchie a motivo dell’avanzare degli anni e della malferma salute di alcuni parroci, che questa sera raccomando particolarmente alla vostra preghiera.

2. Il rito dell’ordinazione presbiterale offre a me e ai miei carissimi presbiteri qui presenti l’occasione di celebrare il memoriale della nostra ordinazione e di rinnovare le promesse assunte in quel giorno santissimo, mentre chiediamo umilmente perdono al Signore per le nostre fragilità, manchevolezze e infedeltà nel compimento di un ministero così impegnativo, tanto gratuito quanto immeritato.
Nello stesso tempo, offre a voi, sorelle e fratelli carissimi, la possibilità di rinnovare la vostra fede nel mistero del sacerdozio ministeriale, che è a servizio del vostro sacerdozio regale, dal quale nasce, ma dal quale si differenzia, non solo per grado ma anche per essenza.
    E in realtà questi sei diaconi, Michele, Domenico, Enrico, Filippo, Roberto e Giuseppe, finora sono semplicemente fratelli vostri in forza del Battesimo. Ma da questa sera, pur restando fratelli, saranno anche vostri padri e pastori, perché saranno assimilati in tutto il loro essere a Cristo capo-servo, pastore e sposo della Chiesa, unico protagonista di questa celebrazione. A lui, e soltanto a lui, Crocifisso e Risorto, siano rivolti nel silenzio orante i nostri sguardi e i nostri cuori.

3. A lui siano fissi soprattutto i vostri cuori, carissimi ordinandi, mentre il suo Spirito, con l’imposizione delle mie mani e la preghiera di ordinazione, discenderà su di voi per consacrarvi con la stessa unzione spirituale con la quale egli è stato consacrato e mandato dal Padre perché si realizzasse il suo disegno di salvezza.
    Abbiamo ascoltato con viva emozione la risposta che in modo ufficiale e definitivo, come i profeti, come Maria, avete dato alla chiamata del Signore: ‘Eccomi’. Ripetetela ogni giorno con gioia, con gratitudine, con fiducia e con senso di responsabilità, perché ogni giorno il Signore vi chiama e vi manda. Ogni giorno, come a Pietro vi dice ‘Seguimi’.
    Come Paolo, anche voi siete stati scelti da Dio a questo ministero sin dal seno materno per continuare nel tempo la missione pastorale del Figlio suo, come veri sacerdoti del Nuovo Testamento.
    Come a Pietro, anche a ciascuno di voi, prima di affidarvi questo servizio di amore, Gesù domanda ‘Mi vuoi bene tu più di costoro?’. La risposta, non solo questa sera, ma ogni giorno della vostra vita sacerdotale, sia quella stessa di Pietro: ‘Signore, tu sai che io ti voglio bene’. E Pietro, come anche Paolo, ha voluto bene a Gesù sino a dare la sua vita per lui e per il suo gregge. Non si può amare il gregge se non si ama il Pastore, e non si ama il Pastore se non si serve con amore il suo gregge, che egli affida a voi perché con la sua Parola lo nutriate, con i suoi Sacramenti lo santifichiate e con la sua Carità pastorale lo guidiate nel cammino verso il Padre.

4. Gesù Maestro vi affida anzitutto la sua Parola. Siatene i primi discepoli, gli ascoltatori assidui e gli esecutori coerenti, per poterne essere gli annunciatori credibili, in un mondo che cambia e ha bisogno del primo annunzio del Vangelo. Come Paolo, annunziate il Vangelo all’uomo ma senza modellarlo sull’uomo (Gal 1,11), in piena sintonia col Magistero della Chiesa, unico garante della verità del Vangelo. Proprio questa mattina il Santo Padre Bendetto XVI, al quale va grato e orante il nostro filiale pensiero, ha presentato l’atteso Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica: sia, questo, il punto di riferimento nella vostra predicazione, per non rischiare, come si esprimeva S. Paolo, di ‘correre invano’ (Gal 2,2).
    Gesù Sacerdote vi affida soprattutto il suoi sacramenti. Siatene i dispensatori instancabili, gli amministratori generosi e fedeli, nella costante tensione alla santità sacerdotale, della quale l’esercizio del ministero liturgico è la fonte inesauribile e privilegiata. La grazia più importante, che invocherò per voi nella preghiera di ordinazione, è ‘lo spirito di santità’.

5. La vostra ordinazione avviene nel cuore dello speciale Anno dell’Eucaristia. L’Eucaristia, che sarà affidata alle vostre mani, sia il centro della vostra vita, il nutrimento quotidiano della vostra carità pastorale. Il sacerdozio ministeriale è stato istituito con l’Eucaristia e per l’Eucaristia. Celebratela, contemplatela, adoratela e servitela con l’ardore dei santi, per trasformarvi ogni giorno di più in Eucaristia vivente nella donazione totale a Dio e ai fratelli.
    Nel Sacramento della Penitenza siate il segno visibile della misericordia del Padre che attende i suoi figli peccatori per donare loro, con la contrizione del cuore, il perdono e la pace. Per questo offrite la vostra testimonianza personale precedendo, come penitenti, gli altri fedeli nel fare l’esperienza del perdono, col ricorso frequente al confessionale.
    Col sacramento dell’Unzione donate ai malati il sollievo e il conforto del Signore, la forza per superare le prove della malattia e unire le proprie sofferenze a quelle di Cristo per il bene della Chiesa.
    Memori che il sacerdozio ministeriale è nato dalla preghiera del Signore, siate uomini e maestri di preghiera, soprattutto di quella liturgica, da non sacrificare mai ad altri impegni pastorali, anche se importanti e urgenti.

6. A queste condizioni e in comunione affettiva ed effettiva col Papa, col Vescovo e con gli altri presbiteri, espressa nei significativi gesti liturgici della imposizione delle mani, della promessa di obbedienza e dell’abbraccio finale, siete chiamati a dirigere e guidare la comunità cristiana, che vi sarà affidata, quale famiglia di Dio animata dalla carità. Siate testimoni e artefici di comunione, coordinando e armonizzando nella unità e nella complementarità i diversi carismi, ministeri e servizi che lo Spirito suscita nella Chiesa, tutta missionaria e tutta ministeriale, nella quale i fedeli laici hanno un ruolo proprio e specifico che va rispettato, promosso e valorizzato.

7. Conformandovi allo stile e alle scelte di vita del buon Pastore, il quale, umile, povero, casto, obbediente, ‘è venuto non per essere servito ma per servire’ (Mc 10,45), siate, come esorta S. Pietro, i ‘modelli del gregge’ (1Pt 5,2) e, sull’esempio di S.     Paolo, ‘prodigatevi volentieri’ (2Cor 12,15), mettete tutta la vostra vita a servizio dei fratelli, soprattutto degli ultimi, dei poveri, di quanti soffrono nel corpo e nello spirito.
    Avvicinatevi a loro con l’unica ricchezza posta nelle vostre mani, l’amore e il nome di Gesù, cosicché anche voi possiate dire, come Pietro allo storpio questuante presso la Porta bella del tempio: ‘Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina’ (At 3,4).
    Si! È Gesù, il suo ‘nome’, ossia la sua presenza e la sua potenza, l’unica sorgente della fecondità pastorale, la forza che compensa ogni debolezza e sostiene nelle inevitabili difficoltà, sofferenze, incomprensioni, delusioni che il ministero comporta. Quante volte vi ho detto che con l’ordinazione sarete confitti con Cristo sulla Croce, precisando che dalla Croce è venuta la vita e la gioia nel mondo. Le sofferenze apostoliche sono il prezzo della carità pastorale. Affrontatele con serenità, senza scoraggiarvi, ritenendole, come Pietro, una ‘grazia’ (cf 1Pt 4,12) e sopportandole, come Paolo (Col 1,24), con ‘gioia’, certi della promessa del Signore: ‘Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’ (Mt 28,20).

8. Un esempio luminoso di esistenza sacerdotale, donata alla Chiesa sino all’ultimo respiro, ha dato a tutto il mondo l’amatissimo e indimenticabile Papa, il Servo di Dio Giovanni Paolo II.
    In questo momento, nella Basilica di S. Giovanni in Laterano, si dà inizio alla fase diocesana del suo processo di canonizzazione. È una significativa coincidenza, che appare come un invito e un augurio particolarmente per voi, carissimi ordinandi.
    È l’invito a conoscere, accogliere, attuare il ricco magistero del grande Papa sul sacerdozio ministeriale, contenuto soprattutto nell’Esortazione Pastores dabo vobis e nelle 27 Lettere del Giovedì Santo.
    È l’augurio che voi ne seguiate le orme nel nuovo cammino presbiterale; che come lui siate innamorati di Cristo, sempre degni della sua amicizia della quale questa sera vi fa dono dicendo a voi come agli Apostoli nel Cenacolo: ‘Non vi chiamo più servi ma amici’ (Gv 15,15). Non sarete soli. Sarete sostenuti dalla protezione di Maria, madre dei sacerdoti, dall’intercessione dei Santi, che fra poco invocheremo su di voi, e dalla preghiera di tutti noi, Vescovi, presbiteri, diaconi, dei superiori del Seminario, che ringrazio per l’impegno profuso nella formazione dei futuri sacerdoti, delle vostre comunità parrocchiali, che esultano per questo segno di fecondità vocazionale, dei vostri genitori e familiari, che ingrazio a nome della Chiesa per aver accolto e favorito in voi la chiamata del Signore.
    Michele, Domenico, Enrico, Filippo, Roberto, Giuseppe, figli carissimi. Fedeli al ‘dono’ dell’Ordinazione, da ‘ravvivare’ (2Tm 1,6) continuamente con la grazia della formazione permanente, e sempre docili all’azione dello Spirito, che sarà continuamente sopra di voi, siate pastori secondo il cuore di Dio, sacerdoti santi e santificatori.
    Così vi vuole Gesù!
    Così vi desidera la Chiesa!
    Così vi attende il nostro popolo!
    Amen.