Centro Sportivo Italiano 60° Anniversario di Fondazione

Santuario Madonna dei Rimedi
05-06-2005

    Carissimi amici del Centro Sportivo Italiano,

1. A tutti voi, convenuti da ogni parte della Sicilia, il saluto cordiale e affettuoso mio e della Chiesa di Palermo nel sessantesimo della vostra fondazione: sessant’anni di vita a servizio dello sport e dell’uomo.
    Siete convenuti da ogni esperienza sportiva per ringraziare insieme, per questo, il Signore Gesù, che, mandato dal Padre per amore, è diventato uno di noi e si è unito per sempre a ciascuno di noi per essere nostro compagno di squadra nell’agone più difficile, quello della vita, e assicurarci l’oro della vittoria sul peccato e sulla morte, i nostri più terribili avversari.
    Lo ringraziamo di cuore perché ha voluto manifestare il suo amore per noi per liberarci dal peccato, come ci ha ricordato or ora nel Vangelo, e lo ha fatto sino al sacrificio della vita, come ci ha ricordato S. Paolo nella seconda lettura: messo a morte per i nostri peccati, è stato risuscitato per la nostra santificazione.

2. Per questo noi intendiamo rinnovare la professione della nostra fede in lui, l’attestazione del nostro amore a lui, così come abbiamo ripetuto nel salmo responsoriale: ‘Accogli, o Dio, il dono del nostro amore’.
    Il dono del nostro amore è la nostra fede sincera in lui: una fede forte e costante che traduce un amore, non passeggero come la nube del mattino e come la rugiada che all’alba svanisce, – secondo la suggestiva immagine del profeta Osea -, ma un amore sincero e duraturo fondato sull’osservanza della sua legge.
    È questo il ‘campo della gara’ più entusiasmante, dove ognuno deve dare il meglio di sé, nella vita personale e familiare.
    È questo il ‘terreno di scontro’ con le tentazioni che non mancano anche nel mondo dello sport, come il materialismo sportivo, l’eccesso di commercializzazione, la riduzione dello sport a pura messinscena spettacolare e sovente mistificata da violenze e da sostanze dopanti che lo inquinano e ancor più lo devastano.

4. Lo sport non è un dio da servire, ma deve invitare a rendere gloria a Dio, come unico Signore del cielo e della terra.
    Lo sport non può essere mai contro l’uomo, ma deve essere a servizio dell’uomo. Lo sport è per l’uomo e non l’uomo per lo sport. Si degrada lo sport, quando diventa dominio sull’altro per umiliarlo, quando si manca di rispetto all’avversario e si trasforma la festa in insulto, quando si riduce a puro esercizio fisico-motorio privo dell’afflato spirituale.
    Al contrario, lo sport diventa glorificazione di Dio nel corpo umano e altissima espressione di solidarietà con gli altri uomini, quando si riscopre nell’attività agonistica e nel gioco la gioia di vivere, il piacere di esprimere le proprie potenzialità, la bellezza dell’essere insieme, di giocare insieme per divertirsi, per manifestare il desiderio della fraternità, per accogliersi vicendevolmente nelle proprie diversità.
    E’ a queste condizioni che lo sport sprigiona tutta la sua capacità di generare gioia e festa. Ed è ovvio che artefici di questa festa e donatori di questa gioia siete soprattutto voi sportivi.

5. Non è senza significato che l’Apostolo Paolo tragga dal mondo dello sport le immagini più stimolanti del cammino del cristiano verso i traguardi della perfezione e dell’eternità nella sequela di Cristo.
    Si richiama alle corse dello stadio, nelle quali tutti corrono ma uno solo conquista il premio, per esortarci a correre anche noi in modo da conquistarlo: e qui si tratta dell’ultima ‘finalissima’ della nostra esistenza.
    Porta come esempio da imitare l’atleta che ‘è temperante in tutto’ (1Cor 9,25), per esortare i cristiani alla temperanza, con una precisazione: ‘essi (gli atleti) lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile’ (ib.).
    Si paragona a un corridore, ma con una meta precisa, la vita eterna. ‘Dimentico del passato e proteso verso il futuro ‘ scrive ai Filippesi ‘ corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a vincere lassù in Cristo Gesù’ (Fil 3,4).
    Attesta di sottoporsi a faticosi allenamenti e di trattare duramente il suo corpo per poterlo più facilmente dominare nel timore di essere squalificato dopo aver predicato il Vangelo agli altri (1Cor 9,27). Insomma non vuole essere un allenatore squalificato o da squalificare.
    Si appella, infine, all’osservanza delle regole dello sport per esortare i cristiani alla fedeltà e alla coerenza e meritare la corona di giustizia che il Signore consegnerà nel giorno del giudizio’ (2Tm 4,8).

6. Il messaggio di S. Paolo giunge perciò particolarmente a voi, carissime e carissimi atleti, come un invito a fare anzitutto della vostra attività sportiva un ininterrotto canto di lode alla Santissima Trinità, glorificando Dio nei vostri corpi, memori che con l’Incarnazione il Figlio suo ha fatto del corpo umano la sua dimora e dei nostri corpi le membra del suo corpo che è la Chiesa.
    E in realtà il nostro corpo è divenuto dimora di Dio col Battesimo. Rispettiamo, pertanto, la presenza di Dio in noi, segno stupendo del suo amore infinito, ponendolo davvero al primo posto nella scala delle nostre attenzioni e dei nostri interessi e mai posponendolo agli idoli del guadagno facile, del carrierismo senza scrupoli, del consumismo senza limiti.
    Per evitare che nello sport emerga un dio che fa dimenticare l’unico e vero Dio, non trascurate di santificare il giorno del Signore, che ha inizio la sera del sabato, partecipando alla Messa: non come magica garanzia di vittoria, ma come fonte di serenità e di correttezza nel gioco da offrire in dono a Dio insieme al sacrificio di Cristo. Anche voi come i Martiri di Abitene, sappiate dire nel suo significato più vero: ‘Senza la Domenica non possiamo vivere’ Lo abbiamo ripetuto a Bari durante il Congresso Eucaristico Nazionale.

7. Consapevoli della importanza del gioco di squadra, coltivate fra voi l’amicizia sincera, aperta a tutti, oltre ogni barriera di razza, di cultura, di religione, perché lo sport sia fonte della solidarietà e del volontariato, che trovano nel Vangelo di Gesù Cristo pienezza di significato e di donazione. E testimoniate le virtù tipiche dello sport: la disciplina, la temperanza, il rispetto di sé e degli avversari, la mitezza, la gioia, la pace. Sarà allora più agevole osservare le regole del gioco e il confronto leale fra i contendenti col rifiuto dell’inganno e del trucco per ottenere la vittoria.

8. Legittimamente desiderosi di successo e di sempre nuovi traguardi da superare nell’agone sportivo, non dimenticate di ricercare la risposta alla domanda del senso ultimo, dell’ultimo traguardo dell’esistenza umana. La potete trovare solo incontrando Cristo Gesù, ‘la luce vera che illumina ogni uomo’ (Gv 1,9), la verità che non mente e non inganna ma indica la via della vita.
    ‘Lo sport’, infatti, come si è espresso Paolo VI, ‘è simbolo della realtà spirituale che costituisce la trama nascosta, ma essenziale, della nostra vita. La vita è uno sforzo, la vita è una gara, la vita è un rischio, la vita è una corsa, la vita è una speranza verso un traguardo’ (Discorso si corridori del giro d’Italia, 30.5.964). E il traguardo è la vita vera, la vita senza fine.

9. Sono certo che tutti voi sportivi accoglierete questo messaggio di speranza, perché siate nel mondo dello sport i segni di una nuova primavera, senza ombre e senza nubi, con un rinnovato slancio creativo a vantaggio soprattutto dei giovani, che nello sport possono e debbono trovare una delle vie migliori per sottrarsi ai pericoli del muretto e della strada, dell’alcool e della droga, e maturare nella crescita armonica del corpo e dello spirito secondo il detto antico: mens sana in corpore sano.
    E’ questo l’augurio che rivolgo con affetto sincero e grande stima a tutti voi operatori nel mondo dello sport. Un augurio che ora traduco in preghiera con l’intercessione di Maria, madre di tutti gli atleti, perché madre del più grande atleta della storia, il Signore Gesù.