Celebrazione Eucaristica alla Casa Circondariale “Pagliarelli”

17-12-2007

    Fratelli e sorelle amati dal Signore ed a me carissimi!


1. Oggi, proprio nei primi, intensi giorni della tradizionale novena di Natale che ci guida più speditamente alla festa del Dio Bambino, con viva commozione vengo in mezzo a voi, per sentirmi vicino a quanti percorrete un itinerario di recupero e di riconciliazione con la società, al fine di ricominciare a collaborare per il bene comune, col desiderio di trovare una nuova e più giusta realizzazione del vostro futuro .
    Vi ringrazio per la stupenda testimonianza che mi offrite attraverso la vostra numerosa e composta partecipazione. E, prima ancora, vi ringrazio per l’accoglienza cordiale a me rivolta come Padre e Pastore di questa santa Chiesa di Palermo, Padre e Pastore che oggi si rivolge a voi come fratello fra fratelli.
    Saluto e ringrazio anche la Dott.ssa Brancato, Direttrice dell’Istituto, il personale di vigilanza e di servizio, i vostri cappellani e quanti, con spirito di cristiana solidarietà, vi sono vicini in questo periodo, certamente non facile, della vostra vita.


2. Conosco quanta trepidazione si trova nei vostri animi. Ho avvertito una profonda commozione nei vostri sguardi. Continuo a percepire ‘ in modo amorevole ‘ le storie che stanno dietro i vostri volti. Mi rendo conto spesso di quale possa essere il vostro stato d’animo, di come le vostre giornate siano appesantite dall’ansia e dalle preoccupazioni che, talvolta, si fanno scoraggiamento e amarezza. So che questo tempo di preparazione al Natale rappresenta per voi una difficile prova di pazienza e di sofferenza, specie a motivo della lontananza dalle vostre famiglie. Mentre fuori da questo Istituto tutto si riempie di luce e di calore, non raramente nelle vostre giornate sopraggiungono le tenebre della tristezza e della delusione.
    Carissimi fratelli miei, anch’io mi sento partecipe dei vostri momenti di sconforto, e provo a stare accanto a tutti e a ciascuno, ma in particolare desidero farmi compagno di cammino di chi sta vivendo il suo momento di solitudine, di abbandono, di tristezza, forse anche di profondo scoraggiamento. Sono convinto che ‘ come la Chiesa proclama da due millenni ‘ ogni sofferente è prediletto da Cristo, che è stato vero uomo e ha patito realmente la croce in favore degli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Ma credo che coloro a cui è stata privata la libertà si trovino in una condizione di particolare dolore, che è morale, psicologico, spirituale.
    Non sono in grado di offrirvi soluzioni materiali che annullino la difficoltà dell’itinerario di detenzione che vi trovate a compiere. Vengo a voi soltanto facendomi portatore di un messaggio che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato: questo messaggio si chiama Vangelo.
    Esso non è fatto di parole consolatorie, piuttosto è l’annuncio che Dio libera, consola, ama, e lo fa in una maniera misteriosa, annunciando il suo amore, mettendo nel cuore di tutti coloro che lo accolgono il desiderio del bene, la volontà e la possibilità di ricominciare da capo la vita facendo tesoro degli errori che in essa sono occorsi.
    Desidero che comprendiate che la vostra dignità di persone non sta principalmente nelle vostre opere, neanche nelle più eccelse. La vostra dignità consiste in un rapporto unico e privilegiato con il Signore reso possibile dalla sua misericordia infinita. È lui che per bocca del profeta Isaia vi invita: ‘Su, venite e discutiamo. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana‘. Questo discutere con il Signore non può essere impedito neppure dalle sbarre di una cella. Da qui può ricominciare il riscatto, la riconquista della vostra libertà, che è innanzitutto interiore. La vostra dignità di uomini e donne si mostra nel riconoscere che Cristo è presente nella vostra vita ed è operante, pur in tutti i limiti e le mancanze. Da lui dobbiamo attenderci la vera giustizia.
    Sì, carissimi fratelli! Vengo tra voi per ripetervi, fino a stancarmi, che Gesù Cristo ci vuol bene, che egli ci offre la sua amicizia, che desidera essere accolto da ciascuno di noi, ben consapevole della nostra debolezza e dei limiti che pure dobbiamo superare anche nel quotidiano delle nostre azioni.
    La vostra vita può aver conosciuto la lentezza del peccato, l’oscurità degli errori, lo spreco della voglia di far bene. Avete sperimentato quanto l’uomo, abbandonato a se stesso, finisca col cadere dentro il pericoloso vortice del male e dell’illegalità.
    Ma, proprio per questo, potete oggi comprendere che Cristo non smette di stare dalla parte dell’uomo che ha sbagliato e continua a soffrire per i propri errori. Egli è la speranza della vostra vita. Egli è giustizia e misericordia insieme.


3. Il brano del Vangelo appena ascoltato riesce a comunicarci proprio questo. Esso presenta una lunga genealogia, ‘ per così dire ‘ l’elenco di tutti gli antenati di Gesù: in questa difficile lista di nomi due cose fondamentali diventano per noi insegnamenti.


    a) La prima. In questo lungo ‘ e forse anche monotono ‘ elenco di nomi, il capostipite per eccellenza è Abramo. Egli, per ordine di Dio, lascia la sua casa e le sue sicurezze per dirigersi verso la terra promessa. Abramo è il padre nella fede: è il primo che crede contro ogni speranza, che mantiene salda la fede nonostante non ci siano le condizioni materiali per guardare al futuro incerto che il Signore gli mette dinanzi.
    Gesù nasce proprio dalla stirpe di Abramo, perché figlio di una promessa eterna che Dio fa agli uomini, quella di essere sempre vicino a loro e di non abbandonarli mai. Gesù è la fedeltà di Dio fatta carne, venuto a dimostrare che Dio mantiene le sue promesse e si fa compagno di viaggio dell’uomo.
    Fratelli miei carissimi, Dio è fedele, non delude le nostre attese, e, anche se dovessimo aspettare tanto tempo ‘ come la storia del mondo ha atteso Gesù per tanti millenni ‘ Dio mantiene la sua parola data ‘per mille generazioni‘, a patto che noi viviamo con pazienza e perseveranza il tempo dell’attesa che ci è dato, per ognuno differente, per ognuno opportunità di salvezza e riscatto.
    Anche a noi Dio promette la sua amicizia e il suo amore, per mantenerci sempre sotto la sua paterna protezione anche quando ci sentiamo più abbandonati. Mai ci deve mancare la fiducia in Lui! Mai la nostra speranza dovrà dirsi sconfitta!


    b) In secondo luogo, la storia vissuta dagli uomini dal tempo di Abramo fino alla nascita di Gesù è stata impoverita da errori umani, da debolezze, da peccati: il mondo ha atteso la nascita del Salvatore in mezzo ai limiti e alla fragilità.
    Eppure Gesù non ha rifiutato di nascere in questo mondo così pieno di debolezze e di limiti, per dimostrare che Egli è l’unica via che può riscattare l’uomo dal peccato e ridargli la felicità vera.
    Oggi il Signore vuol dire questo anche a voi: non c’è storia umana, non c’è vicenda personale, non c’è esperienza di vita così negativa che il Signore Gesù non possa nascere e rinascere in essa: nulla è impossibile a Dio! E questo è il messaggio di speranza che Gesù Cristo viene a donare a voi in questa preparazione al Santo Natale. Confidate con maggiore slancio nella divina misericordia! Guardate il vostro futuro con rinnovato slancio! Costruite giorno per giorno, nei vostri quotidiani rapporti, un clima di fraternità, di sostegno morale, di reciproca e concreta comprensione, affinché ciascuno sia aiutato a ritrovare se stesso, a credere nella propria capacità di ricostruire il proprio reinserimento sociale e vivere la propria redenzione.


    4. Questa è la ‘buona novella’ della libertà interiore, della liberazione definitiva dal male e dal peccato, vero dramma dell’uomo perché causa di tutti gli altri mali individuali e sociali.
    Fratelli miei carissimi, Gesù che nasce per vincere il peccato e la morte dice oggi a ciascuno di voi che può entrare anche nella vostra storia di tristezza e di errore per farla diventare una storia di vera misericordia. Crescete nell’amicizia del Dio che rende giustizia ai miseri, che salva i figli dei poveri, che porta la pace e la luce. Osservatene i comandamenti, perché la vostra storia non sia più una storia di solitudine, ma diventi un cammino in cui Cristo nasce e vi accompagna in ogni passo. Approfittate del tempo della detenzione come di un’occasione propizia per crescere nel rapporto con lui, purificandovi interiormente e dedicandovi sempre più alla preghiera.
    Quest’ultima è luogo nel quale si sperimenta la speranza cristiana, così come scrive il Santo Padre Benedetto XVI nella sua ultima Lettera Enciclica ‘Spe salvi’: ‘Un primo essenziale luogo di apprendimento della speranza è la preghiera. Se non mi ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non posso più parlare con nessuno, più nessuno invocare, a Dio posso sempre parlare. Se non c’è più nessuno che possa aiutarmi ‘ dove si tratta di una necessità o di un’attesa che supera l’umana capacità di sperare ‘ Egli può aiutarmi. Se sono relegato in estrema solitudine…; ma l’orante non è mai totalmente solo. Da tredici anni di prigionia, di cui nove in isolamento, l’indimenticabile Cardinale Nguyen Van Thuan ci ha lasciato un prezioso libretto: Preghiere di speranza. Durante tredici anni di carcere, in una situazione di disperazione apparentemente totale, l’ascolto di Dio, il poter parlargli, divenne per lui una crescente forza di speranza, che dopo il suo rilascio gli consentì di diventare per gli uomini in tutto il mondo un testimone della speranza ‘ di quella grande speranza che anche nelle notti della solitudine non tramonta’ (n. 32).
    Nel silenzio del carcere, anche quando vi sentite sopraffatti dall’amarezza, dalla solitudine, dall’incomprensione, o semplicemente dalla malinconia, niente e nessuno può impedirvi di raccogliervi in preghiera, di aprire il vostro spirito al dialogo con Dio, il quale conosce l’intima verità di ogni uomo e può ripetere a chi gli confida la propria pena e implora il suo soccorso: ‘Neppure io ti condanno, va’ in pace’. Papa Giovanni Paolo II, in occasione della visita alle carceri in Belgio disse: la peggiore delle prigioni sarebbe il cuore chiuso e indurito, e il peggiore dei mali, la disperazione. Io vi auguro la speranza. Io la chiedo e la chiederò ancora per voi tutti al Signore: la speranza di riprendere un posto normale nella società, di ritrovare la vita in famiglia, e, fin da ora, di vivere, degnamente sforzandovi di mettere dentro di voi, che vi trovate tutti nella prova, un po’ più di giustizia, di spirito fraterno, di sostegno amichevole. In una parola, io vi auguro di realizzare il piano del Signore che vi ha chiamato all’esistenza. Poiché lui non dispera mai delle sue creature (Bruxelles, 16 maggio 1985).
    Amate con fiducia la Vergine Maria, consolatrice degli afflitti, e affidatele le vostre intenzioni e preoccupazioni più segrete, come pure le vostre famiglie e vostri affetti: su tutti vegli il suo sguardo sereno e materno, e a tutti possa Ella mostrare il Dio Bambino della Grotta di Betlemme venuto a dare agli uomini luce e pace. Amen.