Celebrazione Eucaristica alla Presidenza della Regione Siciliana

Palazzo D'Orleans
18-12-2007

    Cari fratelli e sorelle!

    1. Mi è particolarmente gradito condividere con tutti voi questa Celebrazione Eucaristica in prossimità del S. Natale, festa verso la quale la Novena, già cominciata ieri, ci proietta in modo sempre più spedito.
    Il nostro convenire insieme in questo luogo rappresenta un momento altamente significativo nel quale abbiamo tutti l’occasione di rinsaldare i vincoli che ci legano nella comune prospettiva dell’impegno a favore del bene comune, che non è altro che il bene di tutti e singoli i cittadini.
    Ma l’occasione riesce anche profondamente efficace per scambiarci gli auguri e per sentirci tutti più vicini, nell’attesa di ricordare e vivere la nascita del Signore Gesù, la sua incarnazione nella storia dell’umanità, il compimento di una promessa antica che ha origine nella fedeltà eterna di Dio al suo progetto di salvezza.

    2. Proprio di questo progetto ci parla il brano evangelico or ora ascoltato. Più precisamente esso ci presenta la partecipazione a questo progetto divino da parte di Giuseppe di Nazareth, promesso sposo di Maria.
    Di lui il Vangelo ci riferisce, semplicemente a mo’ di inciso, che era ‘giusto’. E, per il linguaggio del tempo, questo aggettivo indicava già il possesso della benedizione di Dio per la docilità alla sua voce e l’obbedienza alla sua proposta.
    È significativo che l’essere ‘giusto’ di san Giuseppe si manifesti nella scelta di prendere con sé Maria, rimasta incinta per opera dello Spirito Santo.
    Giuseppe, infatti, rimane in un primo tempo assai perplesso dinanzi ad un mistero che sembra riguardare soltanto Maria. Egli, con le sue sole forze, non è in grado di comprendere quanto stia accadendo a quella fanciulla della sua cittadina di Nazareth. Per questo non è in grado nemmeno di intendere quale sia il suo posto all’interno di un possibile disegno di Dio che sta delineandosi nella Vergine Madre.
    Giuseppe non è capace ‘ in modo autonomo ‘ di leggere i segni di Dio che possono diosvelarne i disegni. E la sfida rimane per lui aperta fin quando Dio non interviene dall’alto a illuminare, con un sogno, le possibili decisioni che egli è chiamato a percorrere.

    3. Carissimi! Cosa può dirci questo stupendo quadro dell’annunciazione a Giuseppe, così come l’evangelista Matteo ce lo ha descritto? Nei vari uffici, negli incarichi istituzionali di ognuno, con la responsabilità di governo che ci è propria, siamo chiamati tutti a cercare, come Giuseppe, di leggere la realtà che ci circonda per scoprire i piani di Dio sul creato, sulla grande famiglia umana, su ciascuno di noi, ed individuare cammini quanto più possibile condivisi e condivisibili, che costruiscano la comunità degli uomini attorno a valori inequivocabili e irrinunciabili.
    Tutti noi, ciascuno per lo specifico che gli è proprio, siamo chiamati a riflettere sulla comunanza di interessi che ci pongono al servizio della nostra terra d Sicilia e ad impegnarci per una sempre crescente cooperazione a partire da una lettura sapiente, illuminata e lungimirante delle condizioni sociali di questa nostra amata Isola.
    Giuseppe di Nazareth ha compreso il suo ruolo al servizio del disegno di Dio in favore dell’umanità: anche chi amministra la cosa pubblica deve scoprire, motivare, compiere il suo dovere di vero e proprio servizio alla sua gente, per il riscatto dai tanti mali che ancora opprimono e deturpano il tessuto sociale nel quale ci troviamo a vivere.
    Il ruolo che viene assunto nelle nostre amministrazioni deve diventare sempre più e sempre meglio responsabilità fattiva al servizio della civiltà, del progresso, della legalità, della giustizia.

    4. Di giustizia si parla abbondantemente nella lettura dell’Antico Testamento tratta dal libro del profeta Geremia. Essa è una vera e propria profezia che anticipa il mistero del Dio Bambino, Gesù Cristo, Signore del tempo e della storia. Questo Bambino è predetto dal Profeta quale «germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra». Sarà chiamato «Signore-nostra-giustizia». Egli ‘ come ci ha descritto il salmo responsoriale con sublimi parole ‘ «libererà il povero che grida, e il misero che non trova aiuto, avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri».
    Il nostro Dio, il cui Figlio Unigenito si è incarnato duemila anni fa ed è venuto ad abitare con noi, ama la giustizia, compie la giustizia, è identificato con la giustizia stessa. Egli è il Giusto per eccellenza, di una giustizia indicibilmente più grande delle nostre personali valutazioni. Una giustizia che si è fatta prossimità agli uomini, rapporto d’amicizia, infinita e tenera misericordia.
    Certo, guardando la realtà che ci circonda, non possiamo non constatare che ci resta ancora un lungo cammino da percorrere per far sì che la luce del Giusto illumini e guidi i passi degli uomini. Quanta ingiustizia vediamo ancora intorno a noi! Quanta sofferenza a causa di essa!
    Carissimi, proprio questo sguardo realista e sapiente sul mondo che ci circonda, può rappresentare uno sprone, un richiamo per chi ha una responsabilità sociale come quella che avete voi, il compito ineludibile di alleviare, per quanto attiene alle proprie possibilità, tali ingiustizie, tali sofferenze. Il Signore, dopo 2000 anni, ha bisogno delle nostre mani, del nostro tempo, delle nostre energie e della nostra intelligenza perché la profezia di Geremia si realizzi in pieno e la giustizia di Dio instauri una nuova civiltà ‘ la civiltà dell’amore ‘ attraverso la nostra disponibilità a compiere il bene.
    Un fatto così prodigioso come la nascita di Dio avviene nel nascondimento più totale, non sui palcoscenici o sotto al luce dei riflettori, ma dietro le quinte, in modo così discreto da essere percepito nella sua reale portata solo da chi rivolge il suo cuore al Signore. Il Vangelo di oggi ce lo ha ricordato: tutto avviene nell’intimo di Maria e nella disponibilità di Giuseppe ad accettare quello che gli accade.
    Così è per noi, carissimi Fratelli. Ciò che davvero può aiutare i nostri fratelli in difficoltà sono spesso fatti non eclatanti, sono piccoli segni quasi nascosti ‘ ma non per questo meno preziosi ‘ che arrecano un vero benessere. Questa è la strada che un’amministrazione come la vostra è chiamata a percorrere.

    5. Mi limito a pensare, ad esempio, alla famiglia, tema che quest’anno la nostra Arcidiocesi di Palermo ha scelto di approfondire perché si aprano piste di riflessione e di concreto interessamento per il suo bene e la sua crescita.
    Su questo terreno la Chiesa e le istituzioni civili sono chiamate a collaborare con coscienziosa operosità e coniugate sinergie. Dobbiamo rilevare in primo luogo che bisogna impegnarsi perché si avverta una sempre maggiore consapevolezza della sacralità del legame familiare e siamo chiamati tutti a moltiplicare gli sforzi perché un valore così essenziale per la dignità della persona umana e per l’avvenire della stessa società venga coltivato e sostenuto al meglio delle nostre possibilità. E questo appare tanto più urgente quanto più avvertiamo la gravità dell’aumento dei casi di violenza, spesso efferata e sconsiderata, all’interno delle mura domestiche. E di questi fatti fanno eco quasi giornalmente i mezzi di comunicazione sociale.
    Mentre prendiamo coscienza delle molteplici spinte culturali che insidiano l’istituto familiare, non possiamo dimenticare che la crisi della famiglia dipende sovente da concrete situazioni sociali ed economiche che ne sono come il contesto umano. Soprattutto alla famiglia vanno rivolti gli sforzi per rimuovere gli ostacoli che rendono difficile, e talora quasi impossibile, il formarsi sereno di nuovi nuclei familiari e la loro apertura alla vita.
    A ragione il Santo Padre Benedetto XVI, ha incentrato il tradizionale messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008, sulla ‘Famiglia umana, comunità di pace‘. Egli scrive: «in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l’amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell’autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l’aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l’altro e, se necessario, a perdonarlo. Per questo la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace. Non meraviglia quindi che la violenza, se perpetrata in famiglia, sia percepita come particolarmente intollerabile. Pertanto, quando si afferma che la famiglia è ‘la prima e vitale cellula della società’, si dice qualcosa di essenziale».
    A favore della famiglia occorre operare nella concretezza di piccoli gesti, di iniziative legislative ed amministrative che la tutelino e la garantiscano: promuoverla significherà costruire il futuro. Scrive ancora il Santo Padre: «La famiglia ha bisogno della casa, del lavoro o del giusto riconoscimento dell’attività domestica dei genitori, della scuola per i figli, dell’assistenza sanitaria di base per tutti. Quando la società e la politica non si impegnano ad aiutare la famiglia in questi campi, si privano di un’essenziale risorsa a servizio della pace».

    6. Cari fratelli e sorelle qui riuniti in preghiera, in prossimità del S. Natale, quasi nella contemplazione amorevole della famiglia di Nazareth, ho desiderato riflettere con voi anche sulla vostra responsabilità nei confronti della famiglia, piccola chiesa domestica e cellula fondamentale della società, per invitarvi a riflettere insieme sull’urgenza di orientare maggiormente la vostra sollecitudine e caratterizzare ancora di più il vostro impegno a suo favore.
    Mentre vi ringrazio per quanto già avete svolto e continuate a svolgere al servizio della nostra Sicilia, vi assicuro la mia preghiera e il mio impegno affinché gli sforzi comuni possano giungere speditamente a raggiungere comuni obiettivi.
    Interceda per voi e per tutti Maria SS. Immacolata, patrona principale della Ragione Siciliana, e non smetta di stendere su questa nostra terra il suo manto tessuto di dolcezza e tenerezza di madre.