Domenica delle Palme

Chiesa Cattedrale
01-04-2012

    Fratelli e sorelle a me carissimi!

    1. Non è facile aggiungere qualcosa alla meravigliosa ed eloquente pagina del Vangelo della Passione che quest’anno abbiamo ascoltato secondo la narrazione dell’evangelista Marco, in questa suggestiva Domenica con la quale la Chiesa apre i solenni riti della Settimana Santa.
    Gesù, acclamato ‘Figlio di Dio’ da una folla umile ed ansiosa di salvezza, viene ad offrire questa salvezza in modo inconsueto ed inatteso, consegnando la sua vita e consegnandosi volontariamente alla morte.
    Nella Passione che abbiamo appena proclamato e rivissuto, abbiamo seguito i passi di questo amore che si scomoda per noi fino alla fine, fino al compimento, fino alla pienezza. Dinanzi a questo amore che diviene dono di sé, anche noi siamo interpellati a vivere il mandato del Signore: ‘Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi, così amatevi’.

    2. In questa bella giornata primaverile abbiamo rivissuto l’ingresso del Signore Gesù a Gerusalemme, fra gli ‘Osanna‘ della folla che lo accoglie alle porte della Città. Ma abbiamo anche contemplato la sua condanna in mezzo ai ‘Crucifige‘ della stessa folla. In questa Domenica uno dei protagonisti è proprio la folla.
    La folla non è uno sfondo neutro nella vicenda di Gesù. È quel protagonista che contribuisce a decidere della sua morte. Nella folla possiamo vedere la scelta dell’uomo, di tutti gli uomini, che, spesso, pur conoscendo il dono di Dio e pur avendo percepito e sperimentato la sua grandezza, si lasciano influenzare dalle passioni, travolgere emotivamente dall’impeto del pregiudizio.
Ci rivediamo in questa folla ogni volta che facilmente abbracciamo con entusiasmo la nostra fede, e poi la tradiamo nel concreto delle scelte della nostra vita. Ci rivediamo soprattutto quando ci lasciamo ingannare dalla menzogna diffusa, e ci lasciamo inquinare da un sentire comune che, a tutti i livelli, contribuisce a creare un clima di incertezza e di dubbio, orizzonti sfumati in cui la verità fa fatica ad affermarsi, e bene e male si confondono facilmente.
    In fondo qual è l’accusa che muovono a Gesù? L’evangelista ce lo dice chiaramente: i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio ‘cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano‘ e ‘molti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi‘. Ma l’accusa ‘montata ad arte‘ è l’averlo sentito affermare: ‘Io distruggerò questo tempio e in tre giorni ne costruirò un altro‘. In realtà Gesù non aveva mai detto nulla di simile contro il tempio. Aveva invece sfidato i suoi interlocutori a distruggerlo: ‘Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere‘ (Gv 2,19).
    Il processo fatto a Gesù e imbastito sulla menzogna diverrà la motivazione della decisione della folla. Una folla che tradisce la verità e grida a Pilato il suo ‘Crocifiggilo!’.

    3. Nell’enciclica Veritatis splendor il Beato Giovanni Paolo II evidenziava il rischio dell’uomo moderno di svincolare la libertà delle sue scelte dalla verità. Diceva:’In alcune correnti del pensiero moderno si è giunti ad esaltare la libertà al punto da farne un assoluto, che sarebbe la sorgente dei valori‘ (n. 32).
    E aggiungeva: ‘L’agire è moralmente buono quando le scelte della libertà sono conformi al vero bene dell’uomo ed esprimono così l’ordinazione volontaria della persona verso il suo fine ultimo, cioè Dio stesso‘ (n. 72).
    Carissimi! La libertà dell’uomo è certo reale, ma debole, finita, imperfetta. Ha bisogno di crescere nella verità, di maturare come responsabilità, come risposta autentica a Dio e ai fratelli, nella carità, nell’amore.
    Ciò che Giovanni Paolo II denunciava, è anche stato posto più volte in evidenza dal Santo Padre Benedetto XVI, ossia il rischio del collegamento fra maggioranza di consenso e relativismo etico: il pericolo che a dire la verità sull’uomo, l’orientamento della sua storia, i valori su cui scommettere, sia il pensiero comune, l’accordo fra le parti, la decisioni dei gruppi. Una vera e propria ‘etica del consenso’, una vera e propria ‘etica della folla’.
    C’è, infatti, il rischio di decidere come folla, e non come uomini! E di costruire la storia come folla, non da uomini! Una folla che tradisce l’uomo e la sua altissima vocazione, come allora tradì Gesù.

    4. Fratelli e sorelle carissimi! A noi, oggi, è chiesto ancora una volta di prendere in mano la realtà che siamo chiamati a vivere con responsabilità, ossia formulando risposte chiare e decise. Esse non possono esser affidate a logiche di consenso instabili e illusorie, forse anche demagogiche, piuttosto a una gerarchia di valori al servizio dell’uomo e della sua altissima vocazione al Bene.
    Siamo chiamati a decidere da quale parte stare, se stare dalla parte di coloro che accusano Cristo, lo deridono, lo condannano senza giusto processo o dalla parte di coloro che lo difendono perché da lui hanno sperimentato la salvezza.
    Ma, mentre decidiamo nel nostro cuore di rispondere a Cristo o di rinnegarlo, decidiamo anche di rispondere o di rinnegare l’uomo e la sua dignità, decidiamo di far spazio all’amore o di lasciarci incattivire dall’egoismo, decidiamo di generare futuro di solidarietà e di speranza, oppure di piombare in un presente marchiato dalla rassegnazione.
    Questi tempi sono tali da non poter più tergiversare: non si può essere cristiani solo di nome, e siamo costretti prendere una posizione rispetto a tanti interrogativi nei quali fede e vita si intrecciano indissolubilmente nel quotidiano del nostro pensare e del nostro agire.

    5. La Passione di Gesù dice ancora speranza! Dice una condivisione del futuro da costruire nel Signore e sulla sua Parola, non confidando nelle forze degli uomini ma nell’unica forza liberante e dirompente, quella del Vangelo che siamo chiamati a testimoniare da uomini maturi nella fede, non a tradire come folle manipolate e instabili!
    Seguire la Passione di Gesù significherà decidere di dare la nostra pronta risposta operativa all’appello della grazia e alle invocazioni dei fratelli che stanno intorno a noi.

    6. Nel nostro cuore sgorghi tanta gratitudine, perché con il suo sacrificio, il Signore ha dato un senso alla nostra croce quotidiana, attraverso la quale ci ha reso collaboratori della salvezza che egli ha portato, e con il suo dono ci ha riscattati dal peccato e dalla morte e ci ha fatto nuove creature.
    Ma chiediamo anche che con la forza delle imminenti feste pasquali ormai prossime non ci tiriamo indietro, ma ci sentiamo interpellati ‘ a tutti i livelli ‘ per cambiare il mondo con la nostra responsabilità, nei tratti di strada ancora da compiere a livello personale e comunitario.
    Solo così risponderemo al mandato del Signore che ci invita a portare il Vangelo fino ai confini della terra e a costruire il Regno di Dio in mezzo agli uomini. Sentiamoci tutti uniti in questa settimana santa, uniti con il nostro sguardo rivolto a Cristo che ci invita a seguire i suoi passi, non ad arrestare il suo cammino verso la croce, ma con la nostra presenza, a sostenere questo cammino. Così come non possiamo sostituirci a tanta sofferenza che vediamo nei nostri fratelli, ma siamo accanto a loro per sostenere le loro sofferenze, per condividere le loro angosce e così aiutare ad aprire il loro cuore alla gioia e alla speranza?
    Questa è la settimana santa che la Chiesa ci invita a celebrare: contemplare Gesù che risponde con fedeltà alla sua missione, seguire il Signore che con il suo sangue sigilla la nuova ed eterna alleanza e prepararci così a vedere questa croce gloriosa, l’albero che non è più l’albero della morte, ma della vita. Anche noi siamo chiamati a trasformare il mondo segnato dalla morte in un mondo pieno di vita. Anche noi siamo chiamati ad aiutare l’uomo a vivere questa nuova generazione, a sentirsi nuova creatura. Anche noi siamo chiamati perché Palermo possa risorgere, brillare e aprire orizzonti di pace, di speranza, di fraternità per tutti.
    Ecco il mistero della croce, ecco la responsabilità di noi cristiani, ecco questi misteri che noi dobbiamo contemplare e che ci invitano a una revisione di vita profonda, personale e comunitaria. Tutti noi abbiamo qualcosa da cambiare nel nostro cuore. Tutti noi abbiamo qualcosa da cambiare nelle nostre relazioni. Tutti noi abbiamo qualcosa da cambiare se vogliamo costruire una società ispirata alla civilizzazione dell’amore. Ecco cosa significa contemplare la croce e seguire Cristo sul cammino del Golgota.